Il disegno

Mario Ridolfi il mestiere di architetto
realizzato da Gustavo Caprioli
- Terni, 1998
testi di G.Caprioli e P.Margheriti - 1983 - foto di G.Caprioli - 1983

testi, immagini e sito web sono di proprietÓ dei rispettivi autori

Indice
L'idea
La geometria
La storia
I materiali
La forma e il dettaglio
Il disegno
Le opere ternane
Bibliografia

 

La luce svolge un ruolo fondamentale sia all'interno che all'esterno. in Casa De Bonis il patio e la scala sono illuminati da due riflettori di luce naturale. In Casa Lina la luce Ŕ pi¨ modulata e meno netta e modifica lo spazio secondo l'ora del giorno e le stagioni. All'esterno la pietra sponga trattiene la luce nei suoi pori, il mattone forato con le sue filigrane filtra e dissolve la luce diretta, il perimetro del muro, sempre articolato, permette forti accentuazioni chiaroscurali. Gli effetti di luce ed ombra sono ricercati con il disegno a tavolino prima ancora che nella realtÓ. C'Ŕ una strettissima corrispondenza fra le architetture e i disegni che le hanno precedute. E' come se Ridolfi costruisse due volte: una volta sulla carta e una volta in cantiere. I suoi disegni non solo danno l'immagine al finito dell'opera, ma testimoniano per stratificazione di segni e ricchezza di notazioni la complessitÓ del processo progettuale fatto di ritorni e sovrapposizioni, di aggiunte e compresenze di scale. L'analisi dei suoi disegnievidenzia alcune caratteristiche: 1. il rigore descrittivo realizzato dall'uso delle proiezioni ortogonali; 2. la starordinaria complessitÓ per la compresenza di varie scale e diversi momenti della rappresentazione; 3. la sostanziale indefinitezza messa in evidenza dalla redazione per ripensamenti ed aggiunte; 4. la presenza del commento scritto, non solo numerico e descrittivo, ma spesso ironico e autocritico, fatto di punti esclamativi e di domande, che evidenziano la complessitÓ del percorso progettuale. Da questo contesto si deduce l'impressione di un analogia tra finalitÓ estetiche ed opera grafica e di una grande coerenza fra il travaglio del processo di formazione del disegno e quello del processo di progettazione; tra definizione e indefinitezza, fra assoluto geometrico (piante centrali) e l'indulgenza nella dissonanza e nelle variazioni; fra la stabilitÓ ideale della forma e la materialitÓ del dettaglio che sono i temi caratteristici della ricerca estetica di Ridolfi. Ma il realismo ossessivo dei suoio disegni esige una spiegazione. Per Mario Ridolfi non esiste progetto se non nella comprensione dei processi materiali che sottintendono all'architettura, ma non esiste nemmeno se non si tenta di evocare i processi che segnano la costruzione, l'uso, il tempo, l'invecchiamento. Il disegno a mano libera resta la testimonianza e il mezzo principale di una sorta di anticipazione del reale. Il rapporto disegno-progetto-architettura, Ŕ un rapporto organico, di continuitÓ, di cui non Ŕ possibile scorporare gli elementi, ne condurre su di essi un operazione di critica autonoma, disaggregandoli rispetto al contesto dell'azione.